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San Teodoro

Si trova nella porzione sud occidentale della città, su un terrazzamento naturale degradante verso il Ticino. L’edificio sorge nella zona denominata Porta Calcinara, anticamente abitata da pescatori, barcaioli e commercianti che svolgevano le loro attività lungo il fiume.

È probabile che proprio i paratici, ossia le associazioni corporative di questi mestieri, abbiano avuto parte attiva nella costruzione della chiesa dedicata al Santo che veneravano come patrono.
Questa collocazione in una zona ‘popolare’, oltre alla tarda valutazione dell’architettura medievale, ha nel corso dei secoli penalizzato non poco la chiesa di San Teodoro, che è rimasta a lungo al di fuori dagli itinerari storico-artistici della città. La chiesa fu edificata nella seconda metà del XII secolo sulla preesistente chiesa alto medievale di Sant’Agnese. La ricostruzione in forme romaniche fu probabilmente determinata dalla necessità di accogliere all’interno della chiesa le spoglie di San Teodoro, che era stato vescovo di Pavia alla metà dell’VIII secolo, nel periodo di passaggio dalla dominazione longobarda a quella carolingia.

Architettura

La chiesa ha impianto basilicale triabsidato articolato in tre navate, di tre campate ciascuna, coperte da volte a crociera rette da pilastri cruciformi di tipo romanico non perfettamente allineati.Il transetto contratto ha copertura a botte sui bracci e, all’incrocio, cupola con tiburio ottagono, percorso all’esterno da una galleria di arcatelle cieche, e decorato da preziosi bacini policromi, tra cui alcuni lustri di manifattura islamica. Il cupolino sovrapposto è alleggerito da bifore richiamate dalle aperture a edicola del lanternino cinquecentesco. La zona presbiterale è sopraelevata: al di sotto, per tutta la larghezza delle navate, corre la cripta con monofore aperte su ogni abside.

La facciata

La facciata, ripartita da quattro paraste, nell’Ottocento era a salienti ed è stata trasformata a capanna dai restauri novecenteschi. Ora al di sopra del portale, molto semplice, anch’esso sormontato da una lunetta, si aprono una trifora centrale e due monofore laterali. Più in alto ancora tre aperture: una centrale a croce greca e due oculi laterali. Nella fascia superiore, sotto una cornice a dentelli e dadi, corre una loggetta cieca decorata da bacini ceramici.

L’interno

L’interno è a tre navate su pilastri polistili dai semplici capitelli cubici. Il presbiterio è rialzato sulla cripta risalente al XIII secolo. L’ampiezza delle navate e l’altezza delle volte attribuiscono una grande spazialità all’interno

I mosaici pavimentati

Nella prima campata della navata destra, sono state rinvenute porzioni di mosaico, realizzato con tessere lapidee di quattro colori, probabilmente della metà del XII secolo. La fascia esterna a zig-zag è intervallata da riquadri che raffigurano animali e mostri. La fascia più interna è caratterizzata da un intreccio. Nei riquadri si vedono la porzione inferiore di un cavallo bardato e un cavaliere con l’iscrizione [ANSELMUS](ovvero un satiro con elmo e scudo che affronta un quadrupede di cui rimangono solo le zampe anteriori); un pavone con un tralcio nel becco e una figura di un uomo accanto a un cervo con un arpione in mano.

Le vedute di Pavia

Nella prima campata a sinistra due vedute di Pavia commemorano la difesa della città da parte di Federico Gonzaga nell’ assedio francese del 1522. In alto, sulle nubi, al cospetto del Padre Eterno, accanto al patrono Siro (al centro) e al protettore Agostino (a destra), san Teodoro è indicato come liberatore della città, in relazione con il ruolo sostenuto durante l’ assedio dei Franchi di Carlo Magno. Sotto si distende un vasto territorio con la città in primo piano, il parco visconteo alle spalle del castello e, sullo sfondo la catena delle Alpi. La realizzazione dell’ affresco è stata interrotta e il tutto è stato coperto da un nuovo strato di intonaco su cui è stata dipinta una veduta più ravvicinata della città. La versione definitiva, staccata dalla parete nel 1956. è ora collocata sulla contro-facciata. E’ uno straordinario ritratto della città di Pavia dell’ inizio Cinquecento: vista dall’ alto è descritta minuziosamente con le torri, gli edifici civili e religiosi, le piazze, le strade e il ponte coperto, le imbarcazioni e le lavandaie sul fiume. In primo piano campeggia la figura di Sant’ Antonio d’ Abate. La tradizionale attribuzione di Bernardino Lanzani, è stata messa in discussione da una diversa ipotesi attributiva che riferisce i dipinti all’ ambito del maestro delle Storie di Sant’Agnese, presente nella stessa chiesa.

Le storie di San Teodoro

Sulla parete settentrionale del transetto è raccontata la vicenza del vescovo Teodoro, dipinta nel 1514, durante il rinnovo della decorazione della chiesa voluto da Luchino Corti come risulta dell’ iscrizione posta nella cornice superiore. Le scene si snodano sulla parete in dodici riquadri, distribuiti su tre fasce, e si concludono con altri quattro episodi dipinti al di sopra degli archi laterali. Il pittore delle scene sulla parete sembra vicino alla cultura figurativa di Bernardino Lanzani, mentre le scene laterali sono attribuibili al Maestro delle storie di Sant’ Agnese. ogni riquadro è accompagnato dalla relativa didascalia in lingua volgare. Dall’ angolo superiore a sinistra: 1) L’ angelo appare al re Desiderio per suggerirgli l’ elezione di Teodoro a vescovo di Pavia. 2) Desiderio riunisce il clero e il popolo e Teodoro viene eletto vescovo. 3) Andando a Roma per essere confermato vescovo, Teodoro guarisce gli storpi e altri malati. 4) E’ confermato vescovo da papa Leone IV. 5) Al ritorno da Roma è accolto dal clero pavese. 6) Teodoro fa passare una vedova sull’ acqua del Ticino e guarisce suo figlio paralitico. 7) Teodoro riattacca la mano a un giudeo e lo battezza. 8) I francesi, entrati in Pavia con la complicità della figlia del re, vengono respinti da Teodoro. 9) Durante l’ assedio francese Teodoro difende la città 10) Il nipote di re Carlo, volendo colpire Teodoro viene ucciso dalla sua stessa freccia. 11) Alle preghiere di re Carlo, Teodoro riporta in vita sua nipote. 12) Teodoro fa crescere il Ticino e i francesi sono costretti a lasciare l’ assedio. Sopra gli archi laterali si aggiungono quattro momenti dell’ ultimo periodo della vita di Teodoro. A sinistra: 13) l’ angelo annuncia a Papa Leone l’ imminente morte di Teodoro e 14) Leone giunge a Pavia per celebrare le esequie. A destra: 15) Teodoro in fin di vita riceve la Comunione dal pontefice e 16) il Papa partecipa ai funerali di Teodoro.

Le storie di Sant’Agnese

Si ritiene che il ciclo sia stato realizzato intorno al 1514 da un artista di notevole valore, identificato appunto come Maestro delle Storie di Sant’ Agnese. la vicenda di Agnese, martire a Roma intorno alla metà del III secolo, si snoda nel transetto meridionale, iniziando dai due episodi dipinti sopra l’ abside e prosegue , sullo stesso livello, nella fascia superiore della parete, scandita in tre riquadri per mezzo di paraste con eleganti candelabre dipinte su fondo giallo, quindi rivolta sopra l’ arco d’ accesso al presbiterio, per concludersi infine nei riquadri della fascia inferiore della parete. 1) il figlio del prefetto si innamora di Agnese e le offre doni. 2) il prefetto vuole che il figlio sposi Agnese. 3) Agnese si rifiuta di sacrificare agli idoli 4) viene condotta in un luogo pubblico per il linciaggio. 5) Dopo essere stata spogliata, è miracolosamente rivestita da un angelo. 6) Il figlio del prefetto è soffocato dal diavolo. 7) Giace morto. 8) Viene risuscitato da Agnese. 9) Agnese è condotta al supplizio. 10) Esce illesa dal rogo, e viene pugnalata al collo.

Il presbiterio

il presbiterio sopra elevato, ha l’ assetto conferitogli dai restauri condotti a partire dal 1903. La balaustra in muratura è scandita da arcatelle cieche binate con fondo affrescato. In corrispondenza del pilastro destro si dilata a definire l’ ambone sorretto da sottili colonne e articolato in cinque facce affrescate con diversi simboli, tra cui quelli degli evangelisti. L’ altar maggiore neoclassico, realizzato nel primo trentennio dell’ ottocento, presenta ai lati due medaglioni raffiguranti i santi vescovi Siro e Epifanio. Sui fianchi della mensa, due tavolette ad olio con scene della vita di san Teodoro sono attribuite al maestro delle storie di Sant’ Agnese. Nel catino absidale, dipinto dal pittore pavese Antonio Villa nel 1924, è raffigurata la Trinità circondata da vescovi e santi, tra cui San Teodoro che offre il modello della chiesa.

La statua di San Teodoro

La pregevole scultura lapidea di XV secolo, conserva la policromia e le antiche dorature. Il santo Vescovo Teodoro è rappresentato in paramenti episcopali e regge il modello della città.

La cripta

La cripta è articolata in sette piccole navate sorrette da colonne con capitelli scolpiti a intaglio geometrico o con vegetali, animali, e mostri secondo il tradizionale repertorio romanico. Due capitelli tardo-antichi sono re-impiegati come basi delle colonne. Sulla parete di sinistra è collocata la lapide realizzata nel 1524, per ricordare Giovanni Luchino Corti e i restauri da lui promossi. Entro un’ edicola in arenaria con lesene scanalate e trabeazione con cimasa a conchiglia, l’ epigrafe è affiancata da due genietti funerari. Sulla volta della prima campata della navata centrale, su fondo azzurro, è dipinto il volto di Cristo circondato da quattro angeli musicanti alternati a cherubini. L’ opera è attribuita al pittore convenzionalmente identificato come Maestro delle Storie di Agnese