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San Francesco

Questa chiesa fu l’edificio di culto dei francescani già dalla prima metà del 1300.

La data della fondazione del S. Francesco di Pavia non è nota; è possibile tuttavia che anche a Pavia, come a Milano, l’arrivo dei francescani possa collocarsi alla fine degli anni Venti del Duecento e che, insediatisi dapprima all’esterno delle mura, i frati abbiano fondato un loro edificio di culto in città fin dalla fine del decennio successivo.

Donazioni per la costruzione di una chiesa intra murana sono attestate per gli anni 1267, 1277 e 1286, il che lascia supporre una particolare lentezza del cantiere; quando nel 1298 i francescani lasciarono definitivamente l’insediamento extraurbano, cedendolo ai carmelitani, il grande edificio era certamente compiuto. La generale risistemazione settecentesca dell’edificio, i restauri interpretativi della fine dell’Ottocento e quelli degli anni Cinquanta del Novecento hanno lasciato segni profondi. In particolare dopo il 1732 fu costruita, sulla testata settentrionale del transetto, la cappella dell’Immacolata, progettata da Giovanni Ruggeri; sempre nel Settecento furono aperti in facciata i due portali laterali, probabilmente assenti nel progetto originario; a fine Ottocento si intervenne nuovamente sul prospetto risarcendo l’originale portale gemino e, sopra di esso, la trifora con oculi a traforo entro un’ampia arcata a sesto acuto. I restauri dell’Aschieri rimossero infine, alla metà del Novecento, tutte le aggiunte interne di età barocca, comprese le volte in muratura della navata centrale.

Architettura

L’edificio presenta un impianto cruciforme che aggrega, ad un settore occidentale a pianta basilicale con tre navate, un capocroce a pianta centrale, con bracci di uguali dimensioni e coppie di cappellette quadrate sui fianchi orientali del transetto. La netta distinzione tra le due parti della fabbrica, l’una romanica e l’altra tardo-gotica, identifica la parte posteriore della più antica chiesa, riservato ai monaci e quelli anteriore destinato ai fedeli ed è sottolineata dalla diversa altezza e sistema di copertura a volte.

La facciata

L’edificio presenta un impianto cruciforme che aggrega, ad un settore occidentale a pianta basilicale con tre navate, un capocroce a pianta centrale, con bracci di uguali dimensioni e coppie di cappellette quadrate sui fianchi orientali del transetto. All’esterno paramenti ed elementi decorativi manifestano una fattura accurata e qualitativamente sostenuta: il capocroce è ritmato da eleganti contrafforti e coronato, sui prospetti e sul frontoncino che sporge sul tetto, da una serie di gugliotti cilindrici con cappello conico. Una raffinata cornice ad archetti pensili intrecciati percorre tutto il profilo perimetrale all’innesto del tetto, in risalto sul paramento in laterizi connessi con grande regolarità. La profila superiormente un motivo a rombi policromi in serie sovrapposte, assai consueto nel romanico pavese, che decora anche le terminazioni dei contrafforti. Il capocroce era illuminato da monofore archi-voltate, con semplici modanature, e da un grande rosone oggi occluso. Nell’angolo nord-orientale della croce si innesta il campanile, anch’esso ravvivato da cornici decorative ad archetti e rombi. La facciata, realizzata probabilmente tra la fine del Due e l’inizio del Trecento, pur presentando motivi ricorrenti nella tradizione architettonica pavese ne offre un’elaborazione del tutto originale e ricca di suggestioni provenienti dall’esterno.La tripartizione interna è sottolineata dalla presenza dei contrafforti e dallo spezzarsi del frontone. Colpisce l’originalità del portale gemino, evidente citazione della basilica francescana di Assisi (che guardava a sua volta ad esempi francesi), e forse non privo di qualche legame con il motivo dei doppi fornici caratteristico delle porte urbiche (per esempio la Porta Nuova di Milano

L’interno

La chiesa presenta una struttura basilicale, che si salda verso oriente con un corpo a croce greca, il quale è costituito da cinque campate a crociera costolonata, impostate su pilastri polistili. La parte longitudinale è divisa in tre navate per mezzo di colonne laterizie a sezione circolare. le navate minori hanno volte a crociera, mentre la maggior parte è coperta da capriate a vista. Sui lati delle navate e sul versante orientale del transetto i apre una serie di cappelle, in origine di dimensione costante e illuminate da sottili monofore.

Il presbiterio

Oggi sono state riaperte le due sottili bifore, ma è ancora tamponato il rosone. L’altare è dotato di un paliotto in scagliola con la figura di san Francesco, contornata da eleganti volute di gusto settecentesco. Il Crocefisso ligneo del XV secolo, attribuito a Baldino da Surso, proviene da una cappella laterale, come anche gli affreschi appesi alle pareti, come ‘Madonna con Bambino’ e ‘Presentazione al Tempio’. Inizialmente si trovava nel presbiterio anche il grande dipinto allegorico ‘Il Trionfo della religione francescana’ di Francesco Barbieri, spostato nel 1865 sulla contro-facciata del transetto destro.

Il coro ligneo

Realizzato intorno al 1484, dai fratelli Donati, il coro ligneo è costituito da 28 stalli con dossali decorati da motivi vegetali. Il tema, simile a quello della basilica di Sant’ Ambrogio a Milano, vuole forse evocare il giardino dell’ Eden. Altri quattro dossali, rubati e finiti sul mercato antiquario, sono stati recuperati e sono ora conservati presso i Musei Civici.

Cappella dell’Immacolata

Con largo anticipo sulla proclamazione del dogma del 1854, la Confraternita dell’Immacolata Concezione si adoperava per la realizzazione di una nuova grande cappella posta a prolungamento del transetto settentrionale. I lavori, affidati all’inizio del Settecento all’architetto Giovanni Ruggeri, presero avvio nel 1732. La struttura, con il sontuoso rivestimento marmoreo, venne portata a termine in una decina d’anni. La cupola, progettata da Antonio Longone, è affrescata dal varesino Antonio Magatti, al quale si devono anche i quattro profeti ne pennacchi: Mosè, Salomone Isaia, Osea. Nel 1777 venne completato l’altare marmoreo, su progetto del marchese Luigi Malaspina; mentre la pala fu opera di Bernardino Ciceri. Ai lati dell’ altare le due statue in legno dorato, raffigurano l’Innocenza e la Purezza

Cappella dei Santi Francesco d’ Assisi, Francesco da Paola e Francesco di Sales

Completata all’ inizio del Seicento con una cupola dotata di lanterna, la cappella conserva l’ intera decorazione dedicata a Francesco d’ Assisi. Gli angeli, dipinti nei medaglioni della cupola, reggono i suoi simboli (il cordone francescano, le rose, le spine, il giglio, il libro, la croce e il panno con l’impronta delle cinque ferite). Al centro, in stucco, è raffigurato il serafino col volto di Cristo, da cui Francesco ricevette le stigmate. Sulle pareti laterali sono affrescati due episodi della vita: a sinistra Francesco si getta sui rovi per vincere la tentazione, a destra vi è Francesco al cospetto del Pontefice. Nel sottarco campeggia l’ emblema dell’ Ordine; il braccio di Cristo e quello di Francesco incrociati, entrambi con le stigmate. Nelle paraste laterali si riconoscono i santi francescani Antonio di Padova e Chiara. la pala raffigurante Francesco da Paola che appare a Francesco di Sales, attribuita al pittore pavese Carlo Sacchi, proviene dalla chiesa soppressa di san Francesco da Paola.

Cappella di Santo Stefano

La cappella, voluta dai Beccaria, è dominata dalla pala con la ‘lapidazione di Stefano’. Ai lati, entro nicchie dipinte, sono raffigurati i Santi Francesco e Antonio di Padova. La decorazione affrescata, rimessa in luce nel 2001, è collocabile tra il 1576 e il 1587, e rappresenta gli episodi della vita di santo Stefano: davanti al Sinedrio di Gerusalemme, la sepoltura, il sogno del sacerdote Luciano (al quale Gamaliele rivela il luogo della sepoltura), la traslazione del corpo da Gerusalemme a Costantinopoli e l’ apparizione del Santo che salva i marinai dalla tempesta. Nella volta, entro una cornice ovale, è dipinta una bella rappresentazione della Trinità

Cappella di san Matteo

la Cappella di san Matteo è legata a Matteo Beccaria che, spentosi nel 1547, venne qui sepolto. la pala, raffigurante san Matteo e l’ angelo, è firmata da Vincenzo Campi e datata nel 1588. In ricordo di Matteo Beccaria e della moglie Margherita Borromeo, la figlia Beatrice fece realizzare i due eleganti monumenti lapidei che si dispongono l’uno di fronte all’ altro, sulle pareti laterali.